La Milano dei mezzi pubblici: diamo voce ai cittadini

La Milano dei mezzi pubblici: diamo voce ai cittadini

Ogni volta che a Milano si parla di trasporti riemerge l’idea che i cittadini non vogliano rinunciare all’auto, quasi fossero animati da una mentalità retrograda. L’esperienza quotidiana racconta però tutt’altro.

Prima di chiedere ai milanesi di lasciare l’automobile, bisognerebbe metterli nelle condizioni di farlo senza peggiorare la loro qualità di vita. In altre parole: il servizio pubblico deve funzionare davvero.

Nei fatti, la qualità del trasporto pubblico è in evidente declino. Le attese alle fermate si allungano, gli orari diventano imprevedibili, le linee subiscono continue modifiche di percorso. I mezzi arrivano spesso sovraffollati e, talvolta, non arrivano affatto. Chi utilizza quotidianamente autobus, tram e metropolitana lo sa bene: le fermate si riempiono di persone esasperate, i vagoni diventano invivibili e ogni spostamento assume i contorni dell’incertezza. È comprensibile che il sindaco insista sulla necessità di ridurre il traffico. Ma prima di affermare che i milanesi “non vogliono lasciare a casa la macchina”, bisognerebbe chiedersi se l’alternativa proposta sia sufficientemente solida. Non si cambia un’abitudine quando la soluzione offerta è più faticosa del problema.

Spesso, nel dibattito pubblico, si citano altre capitali europee come Parigi. Eppure, nel capoluogo francese la rete metropolitana è molto più estesa: quattordici linee contro le cinque di Milano, con frequenze che nelle ore di punta garantiscono un passaggio ogni 2-3 minuti. Questo non significa che Milano debba replicare Parigi, ma che la differenza la fa la capillarità del servizio e, soprattutto, la sua regolarità. Non basta avere una metropolitana efficiente: servono autobus e tram affidabili, capaci di collegare i quartieri dove il trasporto sotterraneo non arriva.

A complicare il quadro c’è il tema della sicurezza. Viaggiare nelle ore di punta, compressi tra decine di persone senza spazio e senza adeguate condizioni di tutela, genera un’intensa sensazione di vulnerabilità. La digitalizzazione del biglietto o le carrozze di nuova generazione rappresentano passi avanti importanti, ma non possono compensare ritardi, sovraffollamento e imprevedibilità. Alla fine, il ragionamento dei cittadini è semplice. Se un mezzo ritarda, salta una corsa, si riempie oltre ogni limite e costringe ad attese prolungate in fermate percepite come poco sicure, l’auto — pur con i suoi costi — diventa la scelta meno stressante. Non la migliore in assoluto, ma la più probabile.

Il punto, dunque, non è colpevolizzare i milanesi né negare il problema del traffico, ma comprendere che una transizione culturale si sostiene con un servizio efficiente, non con appelli alla responsabilità individuale. Se i mezzi funzionano con regolarità, se i tempi di attesa si riducono, se trasporto di superficie e metropolitana dialogano davvero e se la sicurezza aumenta, allora lasciare l’auto non sarà più un atto eroico, ma una scelta naturale. Solo così Milano potrà cambiare davvero passo.

Cesare Marangiello

Dirigente PSI Milano

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