Quando il disastro non fa notizia e la politica si sottrae

Quando il disastro non fa notizia e la politica si sottrae

L’uragano che ha colpito Sicilia, Sardegna e Calabria non è stato soltanto un evento meteorologico estremo. È stato un fatto in cui la politica è mancata. Interi territori devastati, infrastrutture compromesse, comunità lasciate a fronteggiare angosce e ingenti danni che hanno prodotto profonde ferite, avrebbero richiesto una presa di posizione chiara e visibile della politica nazionale. Questo, invece, non è avvenuto.

L’assenza non è stata solo operativa, ma anche rappresentativa. Il disastro, non assunto come una questione nazionale ma come un fatto locale, è così rapidamente scivolato ai margini del dibattito pubblico. Ancora una volta, eventi che colpiscono alcune regioni del Sud sembrano non riguardare davvero l’agenda politica del Paese, oscurati da altre priorità ritenute più spendibili sul piano mediatico.

Anche le principali testate giornalistiche hanno contribuito alla sottovalutazione della furia dell’uragano, con servizi limitati e frammentari, privi di reali approfondimenti. Non è stata resa la portata effettiva della sciagura, né i suoi legami con il cambiamento climatico e con la salvaguardia dei territori. Detto in altro modo, alla parte della popolazione che non ha vissuto l’uragano sulla propria pelle non è stato consentito di comprendere fino in fondo ciò che è accaduto.

Ebbene, bisogna tenere presente che dal punto di vista psicologico (e sociale), ciò che non viene riconosciuto pubblicamente tende a essere rapidamente dimenticato. Quando eventi disastrosi non vengono adeguatamente sostenuti a livello mediatico-politico, il messaggio implicito è che alcune sciagure possano essere tollerate, e che la sofferenza e la disperazione di intere comunità possano essere assorbite senza rilevanti conseguenze.

La politica nazionale non può intervenire solo quando è politicamente conveniente farlo. Dare nome agli eventi, riconoscerne la gravità, assumersene la responsabilità è parte essenziale della funzione istituzionale. Rimandare, minimizzare o tacere significa lasciare i problemi irrisolti fino a quando diventano irreversibili.

Ai cittadini e agli elettori va ricordato che oggi è toccato ad alcune regioni del Sud, ma domani potrebbe accadere altrove, al Nord o al Centro. Soprattutto, va ricordato che dietro le sciagure ci sono persone, famiglie, attività economiche, intere comunità che contribuiscono alla vita sociale e alla produttività dell’intero Paese, non di una sola area geografica. Quando la politica nazionale si mostra assente e l’informazione minimizza, si produce una frattura che ha conseguenze reali.

Al momento del voto, è necessario ricordare chi ha scelto di non vedere, di non nominare, di non intervenire. Perché l’unità di un Paese non si misura nella capacità di fare propaganda, ma nella capacità di farsi carico anche delle sue parti più esposte e vulnerabili.

Cesare Marangiello, dirigente Psi Milano

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